Eremo di Soffiano sul Cammino Francescano della Marca

L’eremo di Soffiano dista poco meno di tre chilometri dal Convento di San Liberato. Continuare la strada che sale dal Convento, dopo circa 700 metri, una deviazione a sinistra con freccia indicatrice, ci immette nella imbrecciata che dopo 2,3 Km. arriva al piazzale dopo posteggiare l’auto.

Prima di arrivare al piazzale, si incontra una piccola deviazione a destra segnalata da una freccia con su scritto, “Fonte Murello”, unico, una bellissima fonte di acqua purissima con due panche, anche solo per una piccola sosta.

Abbiamo notizia dell’Eremo di Soffiano fin dall’anno 1101, quando i figli del Conte Ismidione donarono la terra in cui sorge l’eremo al Prete Alberto e a i suoi compagni, che ne fece un luogo di meditazione e di preghiera, erigendovi una cappella. In seguito, l’eremo fu abitato dai Francescani e non è improbabile che lo stesso San Francesco abbia fatto sosta qui lungo il cammino.

In un episodio de I Fioretti si racconta che nell’Eremo vivevano due frati: Beato Umile e Beato Pacifico che raccontò di aver visto l’anima del suo compagno alzarsi in volo al momento della sua morte. Qui sono stati ritrovati anche i resti del Beato Liberato da Loro, religioso di origine nobile, anche lui della famiglia dei Brunforte, che si ritirò in preghiera in questi luoghi: a lui, infatti, è intitolato il vicino convento tuttora esistente. Scavi recenti hanno portato alla luce gli scheletri di un uomo e di una capra, alimentando la storia tramandata dai locali secondo cui la grotta fu abitata a lungo a un eremita sconosciuto che aveva una capretta come unica compagnia.

L’origine del nome, invece, si perde nel tempo. Una delle ipotesi è che derivi da Sub Jano, cioè “in onore di Giano”, antica divinità italica precristiana che dava il nome all’intera zona: Valle Jana, un toponimo ricorrente nell’area dei Sibillini. Per i romani Giano era il signore di tutto ciò che inizia, dei passaggi e delle porte: seguendo questo filo etimologico, quindi, le numerosi Valli Jana sui Monti Sibillini, con le loro strette forre, potrebbero chiamarsi così perché costituivano degli attraversamenti, erano le “porte della montagna”. Giano, però, era anche il dio della luce celeste ed è proprio al tema della luce che si rifà un’altra ipotesi etimologica. Alcuni studiosi, infatti, ritengono che Jana stia per Diana, la dea dela luce lunare, dei boschi e delle fiere selvagge. Con il diffondersi del Cristianesimo jane fu utilizzato per indicare le streghe che praticavano riti alla luce della luna. Lo storico Pagnani scrive, infatti, che inizialmente l’eremo di Soffiano era intitolato a San Lorenzo l’illuminatore, utilizzato dai monaci per sostituire i culti pagani della luce. In entrambi i casi, il nome Soffiano affonda le sue radici in tempi antichissimi ricordandoci come quasi tutti i toponimi dei Monti Sibillini siano legati a culti pre-cristiani ben radicati nella cultura locale.

Una terza ipotesi, meno accreditata e sicuramente meno affascinante, è quella che Soffiano sia un prediale, cioè derivi dal nome del veterano romano, forse Sufius, a cui furono assegnate queste terre.

Il sentiero che porta all’Eremo (da Googlemaps)

Santuario della Madonna del Sasso sul Cammino Francescano della Marca

foto di Vittorio Aiani

Il santuario della Madonna del Sasso è un edificio di culto ubicato nel comune di Caldarola.

L’edificio sorge alle pendici del Monte Fiegni, incastonato nella roccia, in un piccolo slargo delimitato a valle da un muro di sostegno in muratura di pietra. Nel territorio della frazione di Valcimarra è posta in alto, a dominare l’inizio della Valle del fiume Chienti. Nonostante la strada, ma per la sua particolare localizzazione in alto, è da sempre rimasta al riparo dal passaggio delle truppe e dei pellegrini in transito, pertanto non compare nei resoconti dei diaristi di varie epoche. Estranea alla vita quotidiana quindi non si hanno tracce nei legati testamentari. Priva di benefici non è citata dalle “Rationes decimarum”. Una ipotesi lega la costruzione del Santuario quale romitorio dei monaci della potente Abbazia di S. Benedetto de crypta in saxo latronis, i cui ruderi tuttora s’impongono più in alto nelle immediate vicinanze. Nelle carte dell’abbazia di Santa Croce di Sassovivo nel comune di Foligno compare talvolta come toponimo S. Angelo de Saxo (vol. VI a cura di Attilio De Luca, anni 1223-1227) che fra le varie interpretazioni ha fatto pensare a questo edificio perché il documento è legato ai Conti Bonifacio proprietari del vicino castello di Statte nel comune di Camerino. Se tale ipotesi fosse vera, il primo titolo del Santuario S. Angelo lo legherebbe nell’epoca longobarda, all’abbazia folignate.

Nel 1348 il testamento di un camerinese, ser Vannuccio di Pandolfuccio del terziero di Sossanta, conservato in un frammento di pergamena che è utilizzato per rilegare un atto notarile ed ora passato all’Archivio di Stato di Camerino, legava venti soldi a sette monasteri femminili della zona, tra i quali: S. Maria del Sasso. Anche in questo caso se l’individuazione è esatta, quando l’abbazia declinò, il romitorio passò a una modesta comunità femminile forse di penitenti francescane.

Al secondo Cinquecento dovrebbe ascriversi l’affresco raffigurante la Crocifissione posto sulla parete di fondo, se la data incisa su due pianelle murate, ovvero il MC59 (1559) è stata quella della costruzione dell’attuale campata d’ingresso in cui si trova l’affresco. La fabbrica in oggetto si presenta come un aggregato di più parti vicine, Il corpo principale, planimetricamente si presenta come un’aula a navata unica segnata da tre volte a crociera. L’interno è interamente in muratura di pietra a faccia vista con stuccature a cemento, tale finitura fu posta in opera all’incirca negli anni Ottanta. Nella parete, posta di fronte all’ingresso, da sfondo all’arco in muratura, compare la roccia. All’interno, sul lato sud della campata centrale si apre scavato nella roccia l’Ossario, antico Romitorio. Attualmente una finestra consente l’affaccio all’interno. La mensa è in cemento mentre l’apparato sovrastante di antica fattura è in pietra di gesso. Pala d’altare è un frammento di affresco raffigurante la “Madonna con Bambino”. Sulla parete, a fianco dell’ingresso, si trova un frammento di affresco raffigurante la Crocifissione e da alcune lacune si intravede al di sotto una decorazione precedente. Su quanto avvenne per molti secoli non è stato possibile rintracciare altre notizie, mentre dietro la pala d’altare è scritto che il 7 novembre del 1928 fu restaurato l’affresco della Madonna del Sasso che precedentemente era posto in cattive condizione e a grave rischio di perdita sulla parete di nord-ovest. In tale occasione probabilmente fu fatto l’altare in pastina di cemento. Un’altra lapide posta all’interno della chiesa narra di un restauro effettuato nel MCMLXI, forse allora fu rifatto il pavimento, l’intonaco esterno a cemento e forse il contrafforte in cemento.

(da Wikipedia)